Intervista a Emanuele Rosso ospite a Romics XXIII edizione

 

Intervista a Emanuele Rosso, uno degli artisti presenti alla XXIIIesima edizione di Romics. Illustratore e fumettista, dopo l’autoproduzione pubblica diverse storie brevi, apparse sulle antologie edite da Becco Giallo e Nda Press. Esordisce come autore di graphic novel nel 2013, con “Passato, prossimo” (Tunué). Il suo ultimo libro è “Limoni – Cronache di quotidiane resistenze sentimentali” (Coconino Press – Fandango). .

 

Vieni dal mondo dell'autoproduzione, come è avvenuto il passaggio all'editoria?

Vengo dall'autoproduzione degli ultimi anni a cavallo del passaggio di millennio, un periodo decisamente di transizione. I collettivi erano più sporadici, e la rete (sia fisica che digitale) molto meno sviluppata. Il passaggio è stato dettato dalla volontà di cercare un approdo che mi garantisse una visibilità e soprattutto una distribuzione maggiore. Conoscendo tanti addetti ai lavori (e in questo l'autoprodursi è comunque necessario, se non altro per introdursi in questo mondo e misurarsi con esso), avevo la fortuna di sapere quali erano le persone a cui rivolgersi e le case editrici più adatte ai miei lavori.

 

Il tuo libro porta in sè una forte dicotomia, è molto pop ma allo stesso tempo ci sono riferimenti molto colti (Sartre per esempio) come mai questa "doppia natura"?

Questa doppia natura riflette decisamente i miei interessi e le mie inclinazioni. Amo mischiare alto e basso, sono un fruitore onnivoro (soprattutto di narrativa e fumetti, ma anche di musica e cinema), sono curioso riguardo tutti i fenomeni pop (anche quelli che sconfinano nel trash). L'alto aiuta a spiegare il basso, e viceversa. Inserire riferimenti e citazioni nel mio lavoro è una maniera per aprire una finestra verso un'altra opera, in modo da creare un cortocircuito che permetta di aggiungere un livello di significato a quanto ho creato, e magari anche risignificare la citazione stessa.

 

Gli aneddoti che racconti sono cose che ti sono capitate, raccontate: come hai avuto l'ispirazione?

Gli episodi nascono da spunti autobiografici, o magari da aneddoti riferitimi da amici e conoscenti. Quasi mai il punto era l'aneddoto in sé, quanto un nucleo di riflessione che mi suggeriva. Quelli che rimanevano a macinarmi in testa erano quasi sempre i più controversi: controversi soprattutto per me, in quanto avvertivo in essi qualcosa di irrisolto, un disagio che faceva vibrare qualche corda molto personale. Non parlerei quindi di ispirazione, quanto di lungo e meditato lavorio interiore.

 

Ho letto che per te è importante raccontare storie veloci, avere uno stile veloce: questa attenzione alla velocità rispecchia la fugacità delle storie che racconti?

Non so se è una cosa vera in assoluto, rispetto al mio lavoro, senz'altro però lo era per gli episodi contenuti in "Limoni". Lo stile riflette la volontà di creare dei fumetti che avessero l'aspetto di un diario, di una raccolta di appunti, qualcosa che mantenesse freschezza e trasmettesse, auspicabilmente, l'urgenza narrativa che li animava. L'interpretazione che ne dai può però sicuramente avere senso, considerando che tra i leitmotiv del libro sicuramente ci sono l'irrequietezza, la transitorietà e la fragilità.

 

Hai usato pastelli e colori, non tecniche digitali, sei partito dalla scrittura dei testi e non delle immagini, un modo un po' singolare di lavorare per un fumettista...

Sono un fumettista un po' atipico perché ho una formazione universitaria di matrice letteraria, e l'aspetto testuale è per me molto importante, forse più del disegno in quanto tale. Ma in fondo per fare fumetti non bisogna saper disegnare quanto saper raccontare. E raccontare vuol dire far interagire immagini e parole in sequenza, nella maniera più consona, possibilmente evitando l'esercizio di stile. Nel caso di "Limoni sono partito dalla scrittura delle parti "didascaliche" e spesso stata la scrittura stessa a suggerirmi come abbinare al racconto del narratore una linea narrativa disegnata. Per quanto riguarda l'approccio "analogico", è dettato dal fatto che più vado avanti più scopro e apprezzo il piacere della matericità, sia in quello che faccio che in quello che leggo. La freddezza del digitale spesso, come lettore, mi inibisce e allontana.